18.000 Giorni fa (Italia, 1993)

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Altri titoli
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Durata: 98 min.
Colore: colore
Audio: sonoro
Genere: drammatico
Regia: Gabriella Gabrielli
Soggetto: liberamente ispirato al romanzo di Carlo Spartaco Capogreco
Sceneggiatura: Gabriella Gabrielli, Roberto Leoni
Scenografia: Nino Formica
Fotografia: Erico Menczer
Montaggio: Gianfranco Amicucci
Musiche: Gianfranco Plenizio
Costumi: Marisa Crimi
Produzione: Gabriella Gabrielli, Anna Maria Cerrato (Maximago, Rai, Istituto Luce)
Distribuzione: Istituo Luce, Italnoleggio Cinematografico
Cast: Silvia Cohen (Miriam), David Brandon (Max), Franco Diogene (il dottor Bianchi), Maurizio Donadoni (Moshe), Massimo Foschi (il dottor Salvatore), Natalia Leoni (Blume), Ubaldo Lo Presti (Schwartz), Giovanni Visentin (il gerarca), Gianfranco Barra (Marrari), William Berger (Rosenbaud), Pier Paolo Capponi (Fraticelli), Franco Interlenghi (padre Callisto), Alfredo Pea (Pasquale), Stefano Sabelli (Centurione)

Premi e Riconoscimenti: ----------
Votazioni della Critica: Morandini (?), Farinotti (?)
Incassi al botteghino: £ ----------

Location: Tarsia (CS)

Sinossi
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Critica
« Forse, a confronto degli orrori cui vicende simili ci hanno abituati, tutte quelle attenzioni e quelle generosità sanno un po' troppo di favola, ma desunte come sono da episodi autentici riescono a coinvolgere e ad apparire plausibili, anche perché il testo dl Roberto Leoni e la regia di Gabriella Gabrielli, pur rischiando qua e là un certo patetismo, tendono, specie nella prima parte, a mantenere toni asciutti e non di rado perfino risentiti con pagine di innegabile rigore. (...) Nonostante, dopo, la seconda parte, un po' approssimativa anche nelle sue ellissi, approdi con facilità eccessiva al lieto fine, consentendo addirittura al protagonista di ritrovare l'amore, sia coniugale, sia paterno: in cifre superficialmente emotive. Lo interpreta con accenti seri, Maurizio Donadoni; la donna cui si legherà è Silvia Cohen; fra gli altri ebrei del campo, William Berger; il militare buono è Pier Paolo Capponi; i fascisti cattivi sono Stefano Sabelli e Giovanni Visentin, forse un po' caricaturali. C'è anche Franco Interlenghi, barba bianca e saio da frate, pronto ad aiutare ».
Gian Luigi Rondi, Il Tempo, 5/2/1994 ©

« Il film è questo, un film molto povero (compresa la convenzione che consente a tutti di comunicare agevolmente in lingua Italiana) che non solo per colpa della povertà è troppo didascalico ma senza un filo di demagogia sulla presunta bontà naturale degli italiani in confronto alla barbarie nazista, onesto, limpido, lineare. Vanno almeno citati, della compagnia numerosa ed evidentemente complice dell'ispirazione civile, Silvia Cohen, Massimo Foschi, Alfredo Pea, Gianfranco Barra, William Berger, Franco Interlenghi, David Brandon ».
Paolo D'Agostini, la Repubblica 9/2/1994 ©

Curiosità
Realizzato con il sostegno del Ministero del Turismo e dello Spettacolo

Galleria Fotografica

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