Ma l'amore... si (Italia, 2006)

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Altri titoli
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Durata: 116 min.
Colore: colore
Audio: sonoro
Genere: commedia
Regia: Tonino Zangardi, Marco Costa
Soggetto: Marco Costa
Sceneggiatura: Marco Costa
Fotografia: Blasco Giurato, Marco Onorato, Alessio Gessini Torresi
Scenografia: Andrea Crisanti
Montaggio: Claudio di Mauro
Musiche: Stefano Switala
Costumi: Daniela Ciancio, Alessandro Bentivegna
Produzione: Massimo Ferrero (Blu Cinematografica G.F.)
Distribuzione: Eagle Pictures
Cast: Anna Maria Barbera (Annuccia Jorio), Andrea Tidona (Alfredo Jorio), Lorenzo Balducci (Carmelo Jorio), Marina Limosani (Angelina Jorio), Elena Bouryka (Clotilde Calogero), Laura Pestellini (la nonna Jorio), Gianni Pellegrino (Nunzio Jorio), Lucianna De Falco (la zia Antonietta), Federico Rosati (Rosario Jorio), Franca Abategiovanni (la zia Marinella), Mirco Petrini (Lars Ericsson), Fabio Ferri (il professore), Silvestro Aloe (Fortunato), Alessandro Haber (il dottor Guglielmetti), Chiara Noschese (la venditrice), Rodolfo Laganà (Nick Apollo Forte), Sergio Friscia (il cuoco)

Premi e Riconoscimenti: ----------
Votazioni della Critica: Morandini (*), Farinotti (?)
Incassi al botteghino: € 521.484

Location: Diamante (CS)

Sinossi
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Critica
« C'è un film italiano, Ma l'amore ...sì in uscita a giorni con 150 copie (una cifra di tutt rispetto, per una produzione a basso budget), che riassume in sé ciò che c'è di buono e di cattivo nel cinema italiano contemporaneo. Come su un'immaginaria lavagna di scuola è infatti possibile elencare, uno dietro l'altro, i suoi pregi e i suoi difetti. E proprio questo faremo. Buono: Ma l'amore... sì è un piccolo film artigianale, che compensa i pochi denari con le tante buone intenzioni. Cattivo: come tanti piccoli film italiani, non ha alle spalle una produzione forte (in questo caso il produttore è Massimo Perrero, i cui film, per sua stessa ammissione, sono spesso stati fallimenti al botteghino), e soprattutto capace di tenere a freno l'estro del regista (sono due,Tonino Zangardi e Marco Costa) laddove è necessario, e spronano dove dovrebbe darci dentro. Buono: è una commedia con forti radici regionali. I protagonisti sono infatti calabresi, e quante volte si sono visti dei calabresi protagonisti di una storia comica cinematografica? Cattivo: la provenienza regionale si trasforma spesso in macchiettiamo, con attori non calabresi che simulano accenti etnici, più un italiano che interpreta uno svedese con accento improbabile e capello biondo mechato.
Buono: all'interno della cornice comica, c'è un sottotesto di umanità che, su certi personaggi, risulta addirittura commovente Anna Maria Barbera, la Sconsy di Ze]ig e il nome di cartellone di Ma l'amore..sì, riesce finalmente a mostrare ciò che potrebbe essere un'Anna Magnani per il Ventunesimo secolo. E non esagero: basta guardare la scena in cui liquida un tassista insensibile (personaggio negativo per antonomasia, di questi tempi), che da sola vale tutto il film. Cattivo: questa umanità viene spesso soffocata dal macchiettiamo di cui sopra e da una sceneggiatura che mette in bocca agli attori battute improponibili.
Buono: l'attenzione ai dettagli, di scenografia, ad esempio, con la ricostruzione di certi salotti calabresi in bilico fra il kitch e il cult. Cattivo: l'aggiunta di furbate commerciali che nulla hanno a che vedere con la trama - l'ambientazione all'Ikea o le musiche del pop contemporaneo italiano sparate a tutto volume, a imitazione di Notte prima degli esami (ma lì la colonna sonora faceva da ambientazione anni '80, con tanto di effetto nostalgia, mentre qui fa a pugni con il mood della scena). Buono: la sceneggiatura. Sempre in un contesto comico, tratta temi attuali, come la difficoltà-ancora oggi-di essere donna nel sud di Italia; lo choc culturale di ogni immigrato, anche solo dal sud al centro; la ricerca della propria identità sessuale all'interno di una cornice sodale limitativa; la possibilità di trovare l'amore al di fuori del proprio background. È la lezione della commedia all'italiana, grande commentatrice dei costumi della propria epoca. Cattivo: spesso la sceneggiatura confonde leggerezza con superficialità, e dimentica che in fondo alla risata, nella commedia italiana doc, c'è sempre una punta di amarezza. Se ne ricorda, ancora una volta, la Barbera, cui basta l'espressione per comunicare un'incrinatura del cuore. Buoni: i titoli di testa, in rosso sangue su sfondo bianco e nero. Una scelta stilistica forte, come bella (una volta scelto di fare product placement per l'Ikea) è quella di "prezzare" visivamente una scena d'amore trasformandola in un catalogo cinematografico dell'azienda svedese. Cattivo: il titolo del film. Ma l'amore...si è orribile, e i puntini di sospensione sono addirittura criminali ».
Paola Casella, Europa 21/11/2006 ©

Voce alle Maestranze
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Curiosità
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Galleria Fotografica

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