Carne inquieta (Italia, 1952)

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Durata: 109 min.
Colore: b/n
Audio: sonoro
Genere: drammatico
Regia: Silvestro Prestifilippo e Carlo Musso
Soggetto: tratto da un romanzo di Leonida Repaci
Sceneggiatura: Silvestro Prestifilippo, Carlo Musso, Jacques Rémy
Fotografia: Carlo Nebiolo
Scenografia: Carlo Egidi, Vittorio Valentini
Montaggio: Mario Serandrei
Musiche: Alessandro Cicognini
Produzione: Paolo Montesano
Distribuzione: regionale
Cast: Raf Vallone (Peppe Lamia), Marina Berti (Femia Ferrara), Clara Calamai (la marchesa di Francavilla), Silvia Meandri (la contessa Adriana), Achille Millo (Franco di Francavilla), Luigi Cimarra (il duca di Moliterno), Maria Zanoli (Angela Ferrara), Lìda Baarovà, Angelo Dessy, Pietro Tordi, Gino Saltamerenda, Ada Colangeli, Dino Terra, Giuseppe Chinnici, Pina Piovani, Bruno Smith, Diana Lante, Aldo Silvani, Adolfo Ottorino Guerrini, Mary Jokam, Liliana Tellini

Premi e Riconoscimenti: ----------
Votazioni della Critica: Morandini (*½), Farinotti (?)
Incassi al botteghino: £ 173.750.000

Location: Reggio Calabria

Sinossi
Il contadino calabrese Peppe fugge con la ricca Femia, ma vengono presto raggiunti. Peppe viene arrestato e Femia viene violentata dagli inseguitori, poco dopo si ritirerà in un convento e, in seguito, ne uscirà per interessamento della contessa Adriana che morbosamente la concupisce e, rifiutata, si uccide. Femia diviene amante di un vecchio duca e respinge il sopravvenuto Peppe che, in preda a un furore disperato, incendia le case di coloro che gli hanno dato il tormento ma verrà ucciso dagli stessi compaesani.

Critica
« La prosa di L. Repaci è situata nel tempo e nella società: la passione per la sua terra, la Calabria, per gli uomini primitivi e semplici, riesce talvolta a dare all'ispirazione un più ampio respiro, fuori dal bozzetto. E Carne inquieta si pone tra le sue opere più sensibili e sorvegliate. Trarne un film dal racconto avrebbe voluto dire, nella normale delle ipotesi, cercare un equivalente visivo di quella atmosfera, di quelle tensioni drammatiche vive sul piano letterario, o più modestamente dare una illustrazione di quella pagina. La pellicola di Prestifilippo e Musso non fa nulla di tutto questo: durante i 100 minuti di proiezione mette insieme i più vuoti luoghi comuni della più triste letteratura di appendice attraverso un racconto stanco e svagato senza che mai i personaggi siano umani, che i paesaggi - case e strade contro i monti alti sul mare di Calabria - abbiano una vita, siano veri. Vi si sente un tono superficiale, approssimato, che un linguaggio neo-realista di maniera rende ancora più vuoto. Si è al limite di quella sincerità, intesa anche nel senso meno impegnativo, capace di dare alla pellicola il minimo di dignità che è lecito richiedere ».
Marco Siniscalco, la Rassegna del Film 1952 ©

« Il siciliano Prestifilippo e il piemontese Musso si sono avvalsi della studiata fotografia di Carlo Nebiolo per descrivere i paesaggi di Calabria. Il turgido melodramma naturalistico è fitto di espedienti che possono apparire ingenui e meccanici ma che servono a farci fare rapidamente il periplo di quella vita arretrata ».
Mario Luzi ©

Curiosità
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